

27. Le fragili basi della repubblica di Weimar.

Da: L. Salvatorelli, Storia del Novecento, Mondadori, Milano,
1957.

La repubblica di Weimar apparve fin dall'inizio compromessa da
numerosi fattori di precariet. Li ricorda nel seguente passo lo
storico italiano Luigi Salvatorelli, evidenziando come
particolarmente determinanti i contrasti politici fra socialisti
maggioritari e socialisti indipendenti.  I primi, predominanti nel
governo, per combattere il pericolo bolscevico accettarono la
cooperazione di elementi borghesi di destra e di corpi militari
volontari, con pregiudizio della democratizzazione statale. La
minaccia comunista venne quindi eliminata con una durissima
repressione. La costituzione, approvata a Weimar nel luglio del
1919, rappresentava una valida premessa per la realizzazione di
uno stato democratico, anche se non teneva conto delle aspettative
forze politiche pi radicali. Nella realt per, per una parte
significativa dell'opinione pubblica, la formazione del nuovo
stato risult legata, pi che alla costituzione, all'umiliazione
dei trattati di pace. Ci favor militaristi e reazionari nella
loro opera di propaganda contro i nuovi governanti. Alle
contrapposizioni politiche si sommava poi una disastrosa
situazione economica, particolarmente favorevole all'estremismo
di qualsiasi colore.

I socialisti maggioritari, predominanti nel governo e a cui
apparteneva il cancelliere Ebert, posero alla base del loro
programma la salvezza della Germania dal bolscevismo. Per
combattere il pericolo bolscevico e lo spartakismo essi
accettarono la cooperazione di elementi borghesi di destra e di
corpi militari volontari, con pregiudizio della democratizzazione
statale. I socialisti maggioritari avevano dietro di s in tale
politica la pi gran parte del proletariato organizzato, come si
vide nel congresso tenuto a Berlino nel dicembre 1918. Esso si
pronunci contro i comunisti e per la convocazione immediata di
un'assemblea costituente, che era invece avversata dallo
spartakismo, mentre i socialisti indipendenti, pure accettandola,
avrebbero voluto prorogare la convocazione a quando fosse
realizzata la salda presa di possesso dello stato da parte del
socialismo, e avviata la socializzazione della vita economica
tedesca. Negli ultimi giorni del 1918 gl'indipendenti si
ritirarono del governo, che rimase composto di soli maggioritari,
il 1 gennaio 1919 lo Spartakusbund [lega di Spartaco] si
trasform in partito comunista tedesco. Esso organizz bande
armate contro le quali il governo accett l'aiuto di formazioni
armate provenienti dall'esercito o da elementi borghesi-
nazionalistici (specialmente studenti), e capitanate da
personalit militari di destra. Il 6 gennaio ebbe inizio a Berlino
una lotta aperta fra gli spartakisti e il governo, diretta per il
secondo dal maggioritario Noske, e finita il 13 con la completa
sconfitta degli spartakisti Liebknecht e Rosa Luxemburg, che,
fatti prigionieri, furono assassinati in un linciaggio tra
militare e popolare.
Nel marzo, dal 4 al 12, gli spartakisti fecero a Berlino un ultimo
tentativo d'insurrezione, represso con grande strage: i corpi
franchi di destra massacrarono quelli di sinistra.
Il 19 gennaio ebbero luogo le elezioni a suffragio proporzionale
per l'assemblea costituente [...]. L'assemblea costituente si
riun nella tranquilla Weimar dai ricordi goetiani. Ebert, eletto
presidente provvisorio della repubblica, costitu il ministero
Scheidemann, socialista [...].
La Costituzione fu votata con 262 voti contro 65 (dei due partiti
di destra) il 31 luglio 1919, e promulgata l'11 agosto. Essa era
stata elaborata dal professore democratico (di origine ebraica)
Hugo Preuss, ma sub ritocchi considerevoli nel senso di temperare
l'unitarismo del progetto. Lo stato germanico, per cui era
conservato il nome di Reich, si presentava per essa come
l'organizzazione unitaria di 18 Lnder, o paesi, di contro ai 25
dell'anteguerra. Al Reich spettavano gli affari esteri, l'esercito
e la legislazione esclusiva in materia di dogane, poste e
telegrafi, circolazione monetaria, diritti e doveri fondamentali
dei tedeschi; perci i principi liberali e democratici promulgati
dalla costituzione erano obbligatori per tutti i paesi. [...] Il
potere supremo emanava dal popolo, e il primo organo di esso era
il Reichstag, composto di deputati eletti con rigorosa
rappresentanza proporzionale, a suffragio universale e segreto,
maschile e femminile. Accanto al Reichstag era un Reichsrat, o
consiglio dell'impero, rappresentante i paesi e composto da membri
dei governi di questi. Il Reichsrat aveva i poteri consultivi e
poteva anche sospendere (ma non impedire definitivamente)
l'entrata in vigore di leggi votate dal parlamento. Il popolo
tedesco eleggeva direttamente il presidente del Reich per 7 anni:
a questo spettava la nomina e il congedo del cancelliere e dei
ministri del Reich. [...].
La costituzione di Weimar stabiliva che i consigli di operai
locali e centrali avrebbero dovuto riunirsi con i rappresentanti
degli imprenditori e di altri settori economici per formare
consigli economici locali e un consiglio economico nazionale allo
scopo di collaborare alla esecuzione delle leggi di
socializzazione. Ci serv a liquidare formalmente i soviet, di
fatto gi annullati. I progetti di socializzazione furono
abbandonati, e il consiglio nazionale economico risult un organo
consultivo di scarsa importanza. Da un punto di vista
semplicemente democratico, avrebbero avuto grande importanza una
riforma agraria che avesse proceduto a uno spezzettamento dei
latifondi, specialmente nella Germania settentrionale, analogo a
quello realizzato negli stati successori dell'Austria-Ungheria, e
una nazionalizzazione delle imprese dell'industria pesante: era
infatti da questi due campi che proveniva il maggior rinforzo alle
tendenze antirepubblicane e reazionarie. I socialisti restarono
invece fedeli a una politica conservatrice di cui Ebert per primo
era partigiano. [...].
Permaneva dominante il rancore per il trattato di Versailles
pienamente coadiuvato da democratici e socialisti, e i gabinetti
della coalizione di Weimar lo promossero con il loro atteggiamento
e la loro propaganda. Era generale in Germania la convinzione che
i Quattordici punti di Wilson in base ai quali il governo tedesco
aveva concluso l'armistizio non fossero stati rispettati, e che il
trattato di pace fosse un semplice prodotto della forza. L'art.
231 del trattato, inteso come un marchio morale inflitto alla
Germania, suscitava il risentimento generale. [...] Il fardello
delle riparazioni apparve un peso insopportabile destinato a
gravare sulla generazione presente e su quella futura: militaristi
e reazionari propagandarono contro i nuovi governanti democratici
la leggenda della pugnalata nella schiena produttrice della
sconfitta; anzi, sconfitta militare, non c'era stata mai.
Lo stato economico della Germania nel dopoguerra era
particolarmente favorevole all'estremismo di qualsiasi colore. Il
debito interno aveva subito durante la guerra una gonfiatura
analoga a quella degli stati nemici; il bilancio era in completo
squilibrio, l'inflazione tedesca pi forte che negli stati nemici.
Vi concorse lo sbilancio commerciale fortissimo perch, dopo il
lungo severissimo blocco, la Germania aveva bisogno di rifornirsi
di tutto mentre la produzione industriale era in forte
diminuzione. La base di questa produzione, cio la metallurgia
tedesca, era stata fin qui per gran parte nei territori ora
perduti, Alsazia-Lorena, Saar e (in parte) Alta Slesia. Nel 1919
l'esportazione non raggiunse neppure un terzo dell'importazione.
Acquisti e crediti all'estero riuscirono onerosissimi a causa
della svalutazione del marco. Nessuno sforzo serio fu compiuto per
arrestare l'inflazione. Potenti ceti economici (grandi
industriali, grandi contribuenti) erano favorevoli alla caduta del
marco, che permetteva il rimborso dei debiti e il pagamento delle
imposte a ottime condizioni.
